Sara Ferrarin è Psicologa e Analista del Comportamento BCBA.
Per ABAut segue molti progetti e anche molti tirocinanti che vogliono intraprendere il percorso per diventare terapisti. Lo fa perché è convinta che, nell’approccio ABA, la pratica sia fondamentale: la teoria certo fornisce le basi scientifiche, ma è solo sul campo, nel confronto quotidiano, che si fa davvero la differenza. In questa intervista racconta come osservazione e formazione siano i pilastri di un tirocinio valido e ci svela perché i tirocinanti di ABAut spesso rimangono legati all’associazione e desiderano rimanere.
Cosa significa essere un tutor per i tirocinanti che desiderano diventare terapisti ABA?
L’obiettivo principale è trasmettere ai tirocinanti le competenze trasversali indispensabili per condurre una terapia con un bambino autistico. La formazione universitaria in ambito psicologico ed educativo rappresenta senza dubbio una base importante, ma non basta: al centro del nostro tirocinio ci sono la conoscenza dell’Analisi del Comportamento e l’acquisizione di tecniche specifiche, finalizzate all’insegnamento. I tirocini variano per durata, da un semplice affiancamento a percorsi di 300 ore o anche un anno intero, e vengono sempre calibrati sugli obiettivi formativi degli studenti e su quelli dell’associazione.
Come inizia il tirocinio?
Il primo passo è un colloquio conoscitivo. Oltre alla formazione universitaria di partenza, vogliamo capire le predisposizioni personali, i desideri, le motivazioni e le esperienze pregresse con i bambini o con l’autismo. L’università non offre una formazione specifica sull’analisi del comportamento, perciò questo momento iniziale è fondamentale. Di solito il tirocinante lo fa con la tutor che lo seguirà e con Emanuela Gridelli.
E come si svolge?
Tutti iniziano con una fase di osservazione. ABAut propone sempre un corso di formazione per dare fiducia e ridurre le paure: per molti tirocinanti si tratta della prima vera esperienza lavorativa. L’autismo poi è complesso, con mille sfaccettature, e richiede approcci diversi. L’ABA fornisce un metodo scientifico, ma al centro restano sempre gli aspetti umani.

Cosa spaventa di più i tirocinanti?
Direi la grande diversità che incontrano, ogni bambino e ragazzo ha le sue caratteristiche, punti di forza e di debolezza. Si possono incontrare difficoltà diverse in funzione anche dall’età dei bambini: lavorando con un bimbo piccolo può capitare di accogliere l’emotività dei genitori soprattutto ad inizio percorso, a diagnosi appena confermata; lavorando con un adolescente invece ci si può trovare a gestire comportamenti problema ad alto impatto emotivo.
Cerchiamo di valorizzare le inclinazioni di ciascun tirocinante, capendo anche quanto possano reggere l’impegno pratico e logistico, fatto di spostamenti continui da una casa all’altra. Spesso le esperienze precedenti, ad esempio lo scoutismo o attività di volontariato, fanno emergere la predisposizione naturale di ognuno di loro.
La formazione pratica e l’affiancamento con personale esperto porta ad acquisire maggior sicurezza per poi poter proseguire in questo ambito lavorativo come terapisti ABA.
Quanti restano poi a lavorare con ABAut?
Molti scelgono di restare, soprattutto quando sperimentano in prima persona quanto il loro lavoro migliori la vita delle famiglie. Sentirsi riconosciuti e apprezzati motiva i tirocinanti a continuare un percorso che è lungo e impegnativo, ma anche ricco di soddisfazioni. Noi siamo felici quando qualcuno decide di proseguire, perché per diventare terapisti servono anni di studio, pratica, dedizione e passione, non siamo in molti a portare avanti questo lavoro nonostante la domanda sia sempre più alta.
Come accolgono i bambini i tirocinanti?
Le famiglie sono abituate a collaborare con vari professionisti, ma l’arrivo di giovani tirocinanti è sempre accolto con entusiasmo. I bambini si affezionano rapidamente, forse perché gli stessi tirocinanti sono spesso molto giovani, vanno dai 23 anni per il tirocinio della triennale fino al massimo ai 26 anni, quando arriva la laurea magistrale; forse perché spesso questi bambini che noi assistiamo vivono situazioni di solitudine e avere accanto un “quasi coetaneo” diventa qualcosa di speciale. L’ABA cambia le vite, ma a fare la differenza è il contatto umano. I tirocinanti portano energia, sollievo e presenza concreta nelle famiglie. La formazione la si può fare ovunque, ma attraverso i tirocini di ABAut gli studenti innescano un cambiamento positivo, e questo è ciò che li spinge a rimanere, perché vedono come il loro lavoro può fare la differenza e migliorare la vita delle persone.