Margherita Maran è psicologa e psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Si definisce un’operatrice sul campo e, dal 2016, collabora con WOLI STP, uno studio di psicoterapia che propone anche attività di gruppo per persone nello spettro autistico. Con lei abbiamo parlato di autismo e adolescenza, soffermandoci, in particolare, sui ragazzi e le ragazze con un disturbo autistico di livello 2 e 3.
Quali sono le principali trasformazioni che si osservano nell’adolescenza?
Dal punto di vista fisico, i cambiamenti seguono le tappe dello sviluppo tipico. Compaiono la peluria, le ragazze hanno le prime mestruazioni, il corpo si trasforma.
Accanto a questi cambiamenti, si può osservare un aumento della disregolazione emotiva, ovvero maggior fatica a gestire e regolare le proprie emozioni. Questo accade a tutti gli adolescenti e quindi riguarda anche i ragazzi e le ragazze nello spettro autistico. Naturalmente non esiste una traiettoria di sviluppo valida per tutti, diciamo che in questo periodo di vita possiamo aspettarci che bambini dal temperamento mite e sereno inizino ad avere improvvisi scoppi di rabbia. Possono modificarsi gli interessi, comparire nuove difficoltà comportamentali o intensificarsi alcune fragilità già presenti.
Ci sono segnali che aiutano i genitori a capire che il figlio o la figlia sta entrando in una nuova fase evolutiva, anche quando non riesce a comunicarlo verbalmente?
Il segnale più evidente è spesso una maggiore disregolazione emotiva. I ragazzi possono mostrarsi molto più ansiosi, oppure molto eccitati e felici. Per chi non è verbale, tutto questo può diventare ancora più difficile da esprimere e da gestire.
In questi casi il corpo diventa uno strumento di comunicazione. La fisicità assume un ruolo nuovo. Può essere usata per esprimere disagio, opposizione, bisogno di distanza o richiesta di attenzione. È come se il corpo diventasse una nuova lingua attraverso cui comunicare ciò che non riesce a passare con le parole.

Qual è l’impatto dell’adolescenza sul nucleo familiare, in particolare sui genitori che spesso sono già molto affaticati?
L’adolescenza richiede un cambiamento di sguardo anche rispetto alla terapia e alla riabilitazione. I genitori potrebbero confrontarsi con nuovi interessi, nuove richieste e nuovi bisogni. Spesso i ragazzi chiedono, in modo più o meno esplicito, una dimensione sociale diversa: vogliono uscire di casa, incontrare i coetanei, stare nel mondo. E questo, per molte famiglie, non è semplice.
Cambiano anche gli obiettivi clinici: non si può più pensare che tutto sia gestibile “a tavolino”. L’adolescenza è una fase preparatoria alla vita adulta, ed è per questo che diventa fondamentale guardare verso l’esterno.
Noi terapeuti invitiamo spesso i genitori a giocare d’anticipo: portare i figli fuori, lavorare presto sulle autonomie, sulle abilità sociali, sulla gestione dei comportamenti problema all’esterno. Quando diventano ragazzi, non si possono più consolare tenendoli in braccio come quando erano bambini. Servono nuove strategie per affrontare eccitazione, frustrazione, ansia e rabbia.
Cambiano il corpo, il cervello e anche le elaborazioni sensoriali: luce, suoni, caldo, contatto fisico possono essere percepiti in modo diverso. Per questo è importante imparare a osservare con attenzione ciò che accade.
Che ruolo ha la scuola nel passaggio all’adolescenza di una persona autistica?
Dipende molto da caso a caso, ma il passaggio alla scuola media è un momento importante per tutti. Per i ragazzi e le ragazze nello spettro può essere ancora più delicato. Alle medie, infatti, spesso l’inclusione diventa più difficile, nonostante il grande impegno dei docenti e delle famiglie. È fondamentale che venga posta attenzione alla dimensione della socializzazione nel PEI, attuando interventi di sensibilizzazione in classe e strategie per favorire l’inclusione con i pari. Allo stesso tempo, il genitore deve capire dove investire: quale tipo di socializzazione favorire, quali contesti sostenere, quali relazioni incoraggiare, chi frequentare per fare in modo che il proprio figlio abbia una socialità.
Può essere utile lavorare sia su contesti neurotipici sia su contesti neuro divergenti. Un aspetto che spesso viene dimenticato è che anche i ragazzi nello spettro hanno, come tutti, simpatie e antipatie. In una fase in cui cresce il desiderio di rivolgersi all’esterno, è importante rispettare le affinità reciproche, senza forzare relazioni che non funzionano.

Il corpo cambia, arrivano la pubertà, la sessualità, nuove sensazioni fisiche. Come possono vivere questi cambiamenti gli adolescenti autistici?
La sessualità pone le famiglie e i professionisti davanti a difficoltà ulteriori. Non sempre è semplice spiegare perché alcuni comportamenti non possano essere messi in atto in pubblico, anche quando il ragazzo o la ragazza ne sente l’impulso.
È un tema che non va sottovalutato, né nascosto. Va osservato, monitorato e affrontato con naturalezza, come si farebbe con altri comportamenti da comprendere e orientare.
Se un ragazzo scopre che la stimolazione delle parti intime procura piacere, il compito dell’adulto non è reprimere, ma indirizzare quel comportamento in un contesto adeguato e sicuro. L’autoerotismo è un aspetto fisiologico e importante nella vita di una persona. Negli adolescenti nello spettro dell’autismo, non è necessariamente legato a un interesse verso l’altro, quanto più alla scoperta di una stimolazione sensoriale.
Servono regole chiare, per tutelare il ragazzo o la ragazza e anche le persone intorno. La sessualità non va repressa, ma accompagnata e gestita. Prima si comincia a lavorarci, meglio è.