Sono Bianca Gumiero, mamma di Andrea, un ragazzo autistico.
Collaboro con I Bambini delle Fate fin dai suoi inizi, nel 2005, quando l’idea di creare reti di sostegno per finanziare progetti di inclusione era ancora un sogno da costruire e, per molti aspetti, sembrava quasi un’utopia.
Per me, l’impegno quotidiano non rappresenta soltanto un lavoro: è il modo attraverso cui riesco a dare significato, valore e direzione alla mia vita.
Nel 2013 ho incontrato Emanuela Gridelli, oggi presidente di ABAut, e tra noi è nato subito un forte riconoscimento di intenti e sensibilità comuni. Da allora collaboriamo alla realizzazione di diversi progetti dedicati ai loro ragazzi, con il desiderio concreto di offrire risposte e sostegno alle famiglie che vivono ogni giorno questa realtà.

Il vostro messaggio è: “Sostieni l’inclusione sociale. Facciamo tanto, possiamo fare di più: sostieni progetti che migliorano la vita dei ragazzi”
In che modo questo claim racconta la vostra missione? In che cosa consiste il vostro nuovo modo di “Fare Impresa nel Sociale”?

Ci sono progetti che nascono per aiutare. E poi ci sono progetti che riescono davvero a cambiare la vita delle persone. Con I Bambini delle Fate ogni giorno siamo accanto a bambini e ragazzi con autismo e disabilità e alle loro famiglie, che spesso affrontano percorsi complessi, faticosi e pieni di ostacoli. Il nostro modo di fare sociale vuole essere concreto, pragmatico e continuo: non una semplice donazione “una tantum”, ma un sostegno stabile che accompagni i ragazzi nel tempo, senza lasciare indietro nessuno.

Attraverso il progetto “Fare Impresa nel Sociale” mettiamo in relazione aziende del territorio e associazioni che si prendono cura di ragazzi con disabilità e neurodiversità. Le imprese scelgono così di sostenere percorsi continuativi che finanziano attività educative, sociali e ricreative fondamentali per la crescita dei ragazzi.

Dietro ogni sostegno ci sono sorrisi conquistati con fatica, piccoli grandi traguardi, genitori che tornano a sentirsi meno soli e ragazzi che possono finalmente vivere esperienze capaci di aiutarli ad acquisire autonomie, competenze e relazioni. Vogliamo essere un porto sicuro per le famiglie e un punto di riferimento reale per tutta la comunità.

Quali sono i meccanismi alla base del progetto “I Bambini delle Fate”? Come funziona concretamente il vostro modello di sostegno?

Si tratta di un modello concreto e duraturo, pensato per creare valore umano e un impatto reale sul territorio. Attraverso il progetto “Fare Impresa nel Sociale”, le aziende sostengono associazioni che si prendono cura di ragazzi con disabilità e neurodiversità, finanziando attività educative, sociali e ricreative fondamentali per il loro percorso di crescita.

Il sostegno avviene attraverso una quota mensile concordata insieme all’azienda, completamente deducibile fiscalmente, che permette anche di rispondere concretamente ai requisiti dell’Agenda 2030 legati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d’impresa.

Per le aziende esiste inoltre una restituzione concreta in termini di immagine e comunicazione: il progetto prevede infatti un piano comunicativo con uscite nazionali, regionali e locali volte a valorizzare il ruolo sociale e la responsabilità d’impresa delle realtà coinvolte. Le aziende possono inoltre utilizzare in modo etico il logo de I Bambini delle Fate, diventando parte attiva di un percorso riconosciuto e credibile.
Un altro valore fondamentale è la fidelizzazione e la trasparenza: le imprese vengono costantemente aggiornate su come vengono utilizzati i fondi e sull’evoluzione concreta dei progetti e delle attività dell’associazione sostenuta, creando così un rapporto autentico, diretto e continuativo con il territorio e le famiglie.

In che modo un privato può contribuire e sostenere i vostri progetti?

I Bambini delle Fate si sostiene esclusivamente attraverso il contributo delle aziende. Crediamo infatti che fare impresa oggi significhi anche lasciare un segno positivo nella comunità in cui viviamo. Quando un’azienda decide di esserci, quel gesto arriva molto più lontano di quanto immagini e si trasforma in opportunità concrete per ragazzi e famiglie.

Che cos’è la Banca del Tempo Sociale e quale valore ha per i ragazzi, le famiglie e la comunità?

La Banca del Tempo Sociale è un progetto strutturato che mette in relazione 30 studenti delle scuole superiori con 10 ragazzi con neurodiversità, in un rapporto di 3 a 1.

Attraverso attività condivise, esperienze e momenti di socialità, i ragazzi costruiscono relazioni autentiche e sviluppano autonomie personali e competenze sociali, accompagnati da un coordinatore dedicato. Il progetto prevede inoltre borse di studio, buoni mensili per articoli sportivi e la copertura delle spese per uscite, ristoranti e attività ricreative.

È un percorso che crea inclusione vera e crescita reciproca: i ragazzi si sentono accolti, le famiglie meno sole e la comunità riscopre il valore delle relazioni, della vicinanza e del tempo condiviso.