Il tirocinio è il momento in cui metti davvero alla prova quello che hai studiato: serve a capire se il lavoro che immagini per il tuo futuro è davvero quello giusto per te. Dopo anni di teoria, ti ritrovi immerso nella realtà, con variabili che non puoi controllare e situazioni che spesso ti spiazzano. Lo è ancora di più quando si lavora con i bambini, argento vivo per definizione, e ancor più complesso diventa se si tratta di bambini autistici. In questo caso, con il metodo ABA, si lavora direttamente a casa loro, entrando nel loro ambiente quotidiano. Come affrontare tutto questo?
A raccontarcelo è Martina Strambaci, 23 anni, di Lecce, tirocinante di ABAut.
Martina, dove hai studiato?
Sono di Lecce, ma ho fatto la laurea magistrale a Chieti in Psicologia Clinica e della Salute. Questa laurea permette di avere una buona preparazione nei diversi ambiti della psicologia clinica e dinamica. Si studiano i fattori di rischio e i meccanismi patogenetici del disagio psicologico e delle malattie mentali e psicosomatiche, allo sviluppo di modelli di prevenzione, diagnosi, consulenza, trattamento psicologico, fino alla valutazione degli interventi.
E come sei arrivata in Veneto?
Dopo la laurea magistrale volevo mettere in pratica quello che avevo imparato. Mia sorella vive a Camisano Vicentino da molti anni e mi è sembrato naturale raggiungerla. Cercavo un luogo in cui poter continuare la mia formazione e avviare un percorso professionale. Già a Chieti facevo volontariato con i bambini, mi piace molto stare con loro.
Come hai conosciuto ABAut?
Mia sorella fa clownterapia per passione come volontaria e conosceva un analista del comportamento dell’Associazione. È stata lei a mettermi in contatto. Dopo alcuni colloqui, ho iniziato un tirocinio formativo di 500 ore.
Che esperienza è stata?
La parola che mi viene subito in mente è: intenso. Bello, motivante, stimolante, ma anche impegnativo dal punto di vista logistico. Vivo a Rubano, in provincia di Padova, e gli interventi ABA si svolgono tutti a domicilio a Vicenza e provincia, e questo significa spostarsi molto in macchina.

Cosa ti fa apprezzare di più questo lavoro?
Sento di avere una naturale predisposizione a comunicare con i bambini autistici. Non è così, ad esempio, con le persone con sindrome di Down, con cui fatico di più a interagire. Non so spiegare il perché. Con i bambini autistici mi riesce spontaneo entrare in connessione. Forse perché fin da piccola ho avuto occasione di avvicinarmi da vicino alla realtà dell’autismo e di proteggere chi veniva preso di mira. L’autismo non mi era sconosciuto.
Conoscevi già l’ABA?
No, non lo avevamo affrontato all’università. E ammetto che inizialmente avevo molti pregiudizi: mi sembrava troppo rigido, tutto basato su premi e rinforzi. In realtà, con l’esperienza diretta, ho capito che l’ABA dà al bambino autistico la possibilità di conquistare libertà e autonomia. Ed è questo l’aspetto più importante. Durante il tirocinio sono stata seguita da una tutor, Sara Ferrarin, che mi ha guidata passo dopo passo, lasciandomi però anche la libertà di esprimermi con la mia personalità. ABA è una vera e propria scienza: tutto si basa su un metodo preciso di raccolta dati, nulla è lasciato al caso, ma resta sempre fortissima la componente umana. Ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo e mi sentivo ascoltata e sostenuta, anche nei momenti di dubbio.
Cosa ti ha colpito di più di questa esperienza?
La solitudine dei bambini. Questi bambini sono circondati e amati dalla loro famiglia, e da noi terapiste, ma spesso non hanno amici. Non hanno coetanei che giocano con loro, che entrano in casa loro. E quindi passano la maggior parte del loro tempo soli. Quando arriviamo noi. che per raggiungere i vari obiettivi giochiamo con loro, sono felicissimi. Sono giochi semplicissimi, a memory o a fare le bolle con le bacinelle, ma loro sono entusiasti.
L’autismo isola. I disturbi allontanano le persone, quando invece basterebbe così poco… Io nel frattempo mi emoziono sempre quando vedo i loro progressi, la conquista lenta e faticosa di quelle piccole autonomie che per noi sono scontate, ma che per loro rappresentano grandissimi traguardi.
