Gestire il mal di denti in una persona con disturbo dello spettro autistico richiede un’attenzione particolare, soprattutto per le possibili difficoltà nel comunicare il dolore e per una maggiore sensibilità sensoriale. Elia ha 11 anni, frequenta la prima media e ha un disturbo dello spettro autistico di livello 2. È verbale da circa quattro anni. Due anni fa, durante una seduta di logopedia, ha iniziato improvvisamente a dire che voleva «far uscire il mostro che aveva nella testa». Abbiamo intervistato Alessia, sua mamma, per capire come si sono comportati e per avvalorare l’idea che i ragazzi nello spettro hanno bisogno di un’assistenza diversificata, costruita sulle loro specifiche necessità. Quando questa attenzione c’è, stanno meglio loro, stanno meglio le famiglie e anche il lavoro degli operatori diventa più sereno ed efficace.

Cosa avete pensato quando Elia ha cominciato a parlare di mostri nella testa?

All’inizio eravamo molto confusi e spaventati. Elia continuava a chiedere delle forbici, dicendo che voleva tagliarsi la gola, quindi naturalmente abbiamo immediatamente nascosto tutte le forbici che avevamo in casa. Continuava però a ripetere che voleva che facessimo uscire «il mostro che aveva nella testa». La prima cosa a cui abbiamo pensato è stata un problema di natura psicologica. Poi Sara Ferrarin, psicologa e analista del comportamento BCBA, esperta in Analisi del Comportamento Applicata e professionista che segue Elia da sempre, si è confrontata con gli altri specialisti che lo hanno in carico. Mettendo insieme i diversi segnali, hanno avanzato un’ipotesi che inizialmente non avevamo considerato: poteva trattarsi di un problema ai denti!

Cosa avete fatto?

Come prima cosa abbiamo cercato di controllare il dolore somministrandogli un antidolorifico, sempre su indicazione del nostro pediatra. Questo ci ha permesso di affrontare il passaggio successivo e di andare al pronto soccorso di Sandrigo, dove è stato possibile accertare che effettivamente Elia aveva un problema odontoiatrico. Per molti ragazzi nello spettro, però, non è sufficiente prendere semplicemente appuntamento dal dentista. Nel caso di Elia sarebbe impensabile riuscire a farlo restare seduto sulla poltrona odontoiatrica e sottoporlo, da sveglio, alle cure necessarie. Quando siamo arrivati in ospedale e siamo stati presi in carico dal servizio pediatrico dedicato alla disabilità, ci hanno inseriti subito nella lista d’attesa per un intervento. Nel frattempo ci è stato indicato di continuare a gestire il dolore con Nurofen.

Come è stato l’intervento?

Abbiamo aspettato poco più di un mese e, nel frattempo, siamo riusciti a tenere sotto controllo il dolore. L’intervento è stato effettuato in anestesia generale. Devo dire che anche nella fase dell’anestesia sono stati davvero molto bravi: con un semplice piccolo gioco di magia sono riusciti a tranquillizzare Elia e a procedere senza creare ulteriore stress.
L’intervento è durato circa un’ora più del previsto. Quando un ragazzo nello spettro viene sottoposto ad anestesia generale, infatti, i medici cercano di approfittare di quell’occasione per effettuare il maggior numero possibile di cure e controlli, evitando così di dover ripetere a breve un’esperienza tanto complessa.
A Elia sono stati tolti alcuni denti da latte ed è stata curata la carie. Avevano previsto anche la possibilità di sigillare alcuni denti, ma alla fine non è stato possibile farlo.
In ogni caso, l’intervento è andato molto bene. È stato effettuato all’Ospedale di Valdagno, dove è presente un servizio odontoiatrico pediatrico. Elia è stato seguito dal dottor Oscar Pagnacco e dal dottor Francesco Conzada. Siamo stati molto soddisfatti e per Elia non è stato un trauma.

Com’è sta Elia oggi?

È un adolescente! Prima dell’adolescenza era in linea di massima sereno e gestibile, poi da gennaio 2026 è esploso, direi anche fisicamente. È successo tutto così velocemente, direi in una settimana tutto è cambiato. È diventato cupo, era assente e ti colpiva. Aveva delle crisi che ci sconvolgevano per intensità, tanto che anche lui quando “ritornava in sè” vedeva che eravamo sconvolti. Siamo una famiglia che parte subito in “quarta” e quindi abbiamo consultato il nostro neuropsichiatra e abbiamo capito che erano degli sbalzi ormonali che lo scombussolavano. Così abbiamo deciso di intraprendere una terapia farmacologica a basso dosaggio che gli permettesse di limitare gli sbalzi.Tutto è quindi rientrato e anche lui sta meglio. È una dose irrisoria, ma salvifica nel suo caso. Questo gli permette di avere anche meno stereotipie o fissità, che agevola anche il suo stare insieme agli altri.
Elia ha un grande amico, Diego, anche lui nello spettro. Si sono conosciuti durante un progetto di ABAUT e da lì è cominciata una grande amicizia. Questo ha aiutato Elia a sbloccarsi, a diventare, con grande fatica e grande pazienza e lavoro, verbale. E così è sempre assieme ai suoi compagni. La terapia farmacologica lo ha aiutato anche a mantenere questa relazione, i suoi compagni per primi avevano riscontrato degli strani cambiamenti. Per noi e soprattutto per Elia, la terapia farmacologica è diventata un supporto davvero importante.